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La piantumazione di un albero di mimose e i versi di Alda Merini per celebrare le donne


Oggi, per celebrare tutte le donne della città e del mondo, è stato piantato ai piedi della Casa Comunale di Fondi un piccolo albero di mimosa che giorno dopo giorno, è l'augurio, possa trasformarsi in un monumento naturale dedicato al gentil sesso.

L'auspicio è che questo piccolo ramoscello possa crescere e fiorire assieme alle iniziative - dell'amministrazione, dell'associazionismo e di ogni singolo cittadino - volte a promuovere le pari opportunità e il dono della sensibilità.

Una dote rara, quest'ultima, che consente di costruire ponti, appianare divergenze, aprire cuori e superare ostacoli, soltanto all'apparenza invalicabili.

La sensibilità è donna? No, è umana.

Per questo motivo, per rendere riconoscibile il neonato alberello del giardino comunale, la presidente della commissione Pari Opportunità Mariapalma Di Trocchio e l'assessore ai Servizi Sociali Sonia Notarberardino hanno scelto una frase di Alda Merini.


La sensibilità non è donna - recita la targa scoperta questa mattina - la sensibilità è umana. Quando la trovi in un uomo è poesia”.


All'evento, che si è svolto con una piccolissima delegazione di amministratori e consiglieri a causa delle normative anticovid, hanno partecipato anche alcune donne presidenti di associazioni locali la cui attività è particolarmente preziosa per la città: Regina Abagnale, presidente dell'Andos, Veronica Savona, dell'Associazione contro la violenza sulle donne Nadyr, Arianna Carnevale, presidente della Croce Rossa di Fondi e Daniela Vitelli, presidente della Fidapa.


«Si tratta di un gesto meramente simbolico – spiegano la presidente della commissione Pari Opportunità Mariapalma Di Trocchio e l'assessore ai Servizi Sociali Sonia Notarberardino - ci auguriamo che questo piccolo albero possa diventare grande e rappresentare tutte le conquiste sociali ed economiche della donna, diffondendo una cultura paritaria tra la popolazione e aumentando la consapevolezza nella società perché gli stereotipi di genere – concludono - ledono le radici democratiche della nostra città».